La ggente non ascoltano

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20 settembre 2012 di prontiallaresa

(L’anacoluto, per caritaddiddio, è voluto, prima che qualche saputello me lo faccia notare)

Capita che tu tenti di comunicare col cliente, che mentre quello vaga in stato stuporoso per la libreria, tu cerchi di veicolare una qualche tipo di messaggio preventivamente, prima, cioè che ti venga fatta una domanda.
Perché? Perché tentare questa operazione?

Magari perché vuoi evitare che succeda un disastro, magari solamente perché dopo anni a fare quessto mestiere hai imparato a riconoscere da sguardo, camminata e postura, la domanda che sta per arrivare e non credi ci sia niente di male a risparmiare al gentile cliente la fatica di farla…
Stolta. Stolta io e stolti voi che ci avete provato almeno una volta.

Il cliente funziona in modalità request/reply only.
Il cliente non registra la vostra presenza a meno che non decida di farvi una domanda.
Il cliente non ascolterà mai quello che gli dite, se non è la risposta a una domanda che vi ha fatto lui per primo.

Così, se per bontà d’animo e per evitare la querela per danni, apostrofate l’incauto giovinotto dicendo “Se le serve che sposti la scala, me lo dica, che gliela tolgo subito. Non è fissata, la sto sistemando.” state pur certi che quello, tre secondi netti dopo, allungherà la manina e sposterà da solo la scala proprio nell’istante in cui avete girato lo sguardo.
Dio santissimo, se vuoi suicidarti va bene, però non durante il mio turno, cazzo!

Se invece, metti caso, devi andare da un collega a chiedere qualcosa, o, diononvolesse, al bagno, magari invece devi fare una telefonata per verificare la disponibilità di un libro e prima di allontanarti decidi di appurare se l’unico cliente presente in sala abbia bisogno del tuo aiuto, stai pur certo che accadrà quanto segue:

  1. Tu apostrofi la mina vagante: “Posso aiutarla?”
  2. Lui risponde: “No, grazie.” (questa conversazione è ipotetica, ovviamente. Nella realtà in genere la risposta è uno sguardo pallato e, talvolta un No scandalizzato seguito da una fuga scomposta.)
  3. Tu lo vedi ritornare a guardare lo scaffale/la pedana/il vuoto, fiducioso di avere almeno due minuti di tempo a disposizione.
  4. Ti avvii verso la tua destinazione (collega/bagno/telefono)
  5. Il cliente si gira, si guarda intorno basito e esclama al vuoto “Non c’è nessuno?”

Ecco. A quel punto devi per forza abbandonare la tua breve missione, dando vita a divertenti siparietti, come quello che ti vede correre fino al limite della sala, avvistare il collega, fargli cenno con la mano, farti rispondere con un ugual cenno e poi girarti di 180 gradi e correre di nuovo verso il cliente.
Antropologi presenti sul posto hanno erroneamente interpretato questo comportamento come il tentativo di colmare il bisogno di contatto umano del libraio, attraverso un rituale saluto senza parole verso gli altri membri della tribù.

Naturalmente quando arrivi dal cliente e gli dici, nuovamente “Posso aiutarla?” quello dice “Sì!” con aria esasperata, come a dire “Dove credevi di andare, piccolo aiutante di Babbo Natale? Sei pagata per stare qui e rispondere ad ogni mio schiocco di dita! Ti ho chiamata ben sei secondi fa, sguattera, perché ci hai messo tanto ad arrivare? Sono offeso e turbato dall’aver atteso tanto, così turbato che probabilmente andrò a lamentarmi con il tuo capo.”
“Non avete proprio niente sul fascismo?” ti chiede quello, con aria di supponenza.
Tu, che gestisci il reparto cucina e ricette, cominci ad intuire perché il suo fissare da un’ora lo scaffale della cucina vegetariana non lo abbia aiutato…

Comunque sia, è colpa tua.
Tua, perché dovresti intuire che non tenere nulla di storia tra i libri sui broccoletti è un errore madornale. Dovresti capire che il cliente non vuole fare la fatica di attraversare la sala e andare nel reparto di saggistica. Come fai a non capire che dirgli “No, ma trova un settore dedicato nella stanza accanto, guardi, lì a destra…” è un’offesa mortale?

Ogni volta che un cliente simile se ne va stizzito, io prego che la traumatica esperienza lo allontani per sempre dalla mia libreria e che il destino sia tanto buono da far sì che non ci si incontri mai più, nemmeno in fila al supermercato.

Raramente sono così fortunata.

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