Miss libreria

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22 settembre 2012 di prontiallaresa

Devi essere sempre perfetta, non un capello fuori posto, pulita, ordinata, con le unghie fatte e il trucco a posto, ma se ti beccano mentre ti sistemi la coda dei capelli o ti limi un’unghia rotta, guai!
Esibisci un coportamento da donna, superficiale e sciocca, stai civettando, stai occupandoti di cose futili!
Ovviamente, però, se decidi che terrai le unghie corte, i capelli legati col mollettone e i sandali bassi… Dio santo! Che sciatta! Che cesso! Lesbica! Poco curata! Si vede che ha poco sprint! Non c’è da darle fiducia, chissà in che altro è così trascurata… E via dicendo.

Ma vaffanculo, và.

A spostar libri, si fa fatica. E no, non fate quella faccia da “lo so, lo so, cinque anni fa ho fatto trasloco…” è una cosa diversa. Intanto è tutti i giorni, sei su sette o quattordici su quindici sotto Natale, poi si tratta di scatoloni contati a decine, da svuotare a tempo record, in ordine, sul carrello, nelle ceste, sul tavolo, per poi metterli sugli scaffali e le pedane.
Si tratta di centinaia di volumi ogni giorno, che vengono da magazzini perlopiù impolveratissimi a meno che non siano novità e che a volte sono contenuti in scatoloni umidicci, perché il corriere può essere bravissimo, ma i miracoli li fa raramente e se piove, ti ritroverai del cartone fradicio tra le mani.
Così sei lì, sudata, impolverata e con le dita tutte stagliuzzate dalla carta e ti ricordi di quando, quella mattina, ti sei guardata allo specchio prima di uscire, fresca di doccia, dicendo “Oggi sono carina!”.
Spostar libri è fatica e ti riduce, inevitabilmente in uno stato pietoso, ma da te si pretende che non si noti.

La cosa, ovviamente, è più ardua per le libraie che per i colleghi maschi. Nessuno rompe le balle ai librai per come portano i capelli o perché son sciatti. Alle libraie capita, invece, di essere criticate perché si vestono come ragazzacci. Poco importa se la t shirt e i pantaloni cargo sono l’unico abbigliamento che ti consente di essere comoda per il quotidiano esercizio di sollevamento pesi, scalamento scaffali e corsa a ostacoli tra le pedane senza mostrare troppo tette, culo, sudore e lividi sulle braccia.
Sei trascurata, ti dice il capo, dovresti venire a lavorare un po’ più carina.
Oh bella, e dire che tu invece puntavi proprio a somigliare alla gattara dei Simpson, quando ti sei vestita stamattina!
I tuoi capelli erano pettinati e profumati, quando sei uscita di casa, ma ora sono raccolti nell’orrido ciappo o nella coda e quando li scioglierai saranno piegati in maniera assurda e bisognosi di uno shampoo. Le unghie, corte, ma dignitose, le avevi limate per benino quando ieri sera stavi guardando l’ultima puntata di Dr. House, ma ora sono scheggiate e ogni volta che le mani passano vicino alla faccia rischi di sfregiarti… Così le tagli, e buonanotte. Certo, poi te le mangi e fanno schifo.

Una volta ho spostato le duecentocinquanta sedie per una grossa presentazione dal magazzino al cortile. Era agosto e faceva molto caldo. Io non sono un fuscello e probabilmente se fossi stata più in forma avrei fatto meno fatica, ma resta il fatto che allestire il piccolo palco per l’Autorone in mezz’ora, portando anche le casse a noleggio, il mixer, il tavolo, le poltrone, l’acqua, sistemando tutto a dovere, mi ha ridotto in uno stato pietoso e appena finito sono corsa nella stanzetta col bagno dei dipendenti per darmi una sistemata.
“Dove vai?” Mi chiede il capoarea, con l’espressione tanto trafelata e angustiata da far pensare che avesse allestito lui lo spazio presentazioni.
“Mi lavo le mani e torno.” gli dico.
Lui mi guarda come se gli avessi confessato che dovevo mettere cuoricini su tutte le “I” del mio contratto perché me lo ha ordinato il mio peluche degli orsetti del cuore.
Quando torno, con i capelli sudati, ma pettinati e raccolti stretti a coda, il trucco sbavato ripulito, la maglietta cambiata con una pulita e le mani lavate, mi guarda di nuovo e dice
“Diosanto, ma cosa hai fatto, la maratona? Hai al faccia rossa e sembri un muratore! Vai a chiamare Tizio, che fa lui da assistenza per la presentazione, che almeno è presentabile, hahaha!”

Un giorno i vicini di casa diranno anche di me “Sembrava una ragazza normale, così gentile, salutava sempre…”

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Piacere, Godzilla.

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