Siamo sulla stessa barca

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28 settembre 2012 di prontiallaresa

…ma tu remi contro.

Ovvero: il collega stronzo.
No, stronzo forse non è il termine giusto, stronzo implica un comportamento antipatico e magari dannoso, quando invece, nella categoria, vorrei includere il dannoso in generale, anche quando poi, in fondo, il collega non è sgradevole personalmente, ma ti fa incazzare professionalmente.

Come dico nella mia presentazione, sono una libraia di medio corso. Significa che lavoro in libreria, tra una cosa e l’altra, da abbastanza tempo da essermi fatta una buona idea di ogni aspetto di questo mestiere, da avere costruito un po’ di esperienza, da avere acquisito uno stile, dei difetti, dei pregi, delle idiosincrasie, delle preferenze e anche un briciolo di etica professionale. Non siamo chirurghi o avvocati, per carità, ma anche nel nostro lavoro c’è un modo, a mio parere, di essere civili e professionali, di avere, come diceva sempre il mio ex capo, un etica del lavoro, e di non averla.
A tutti capita di avere la giornata no, nella quale non combini un cacchio e le ore passano al rallentatore, oppure di avere un compito che detesti e che passeresti volentieri a qualcun altro. Però ci sono comportamenti, di alcuni colleghi, che mi mandano in bestia.

Andiamo ad analizzarne un paio.

Prendiamo ad esame il caso A, il collega nuovo, trasferito da un’altra libreria, dove le cose si facevano in maniera diversa.
Lui ha più anzianità e viene considerato per questo più esperto e più autorevole. Benone. Però, porco cazzo, se quando arrivo, al cambio turno, non hai messo via niente, le pedane sembrano bombardate e le anagrafiche delle novità paiono compilate da un dislessico con l’ Alzheimer, no, non mi va bene.
Non mi va bene, caro collega nuovo, per varie ragioni.
La prima è che, santa miseria, se lo si deve fare, lo fai e poche pippe. Anche a me annoia a morte trovar posto a quel rifornimento centralizzato di libri oggettivamente brutti, anche a me pesa andare a posizionare a scaffale il rifornimento, stando attenta a non sbagliare sottosettore, controllando meticolosamente. Figurati poi quanto mi rompo le balle ad assicurarmi che in anagrafica siano segnati bene i sottosettori o a mettere i bollini con su scritto “novità” dove devono essere messi, dritti magari e che non coprano il titolo o l’autore. Visto che è parte del nostro lavoro, se arrivo a darti il cambio e trovo tutte queste cose fatte coi piedi o, peggio, non fatte o fatte a metà, mi girano le palle. E non una volta o due: sempre.

A quel punto, oltre a fare le cose che ho da fare nel mio turno, devo rifare anche il tuo lavoro e rimediare ai casini o le sciatterie che hai lasciato in eredità e quando il capo vedrà la libreria, secondo voi, chi viene rimproverato perché il lavoro era fatto male?
Ecco.
Non il collega nuovo, perché lui, si sa, è esperto, ha anni in più di esperienza sulle spalle e non può certo essere stato lui a cacciare dentro i libri alla rinfusa o a fregarsene se la pedana dei bambini era molto simile ad una strada di Pamplona dopo il giorno di San Firmino.
Questo genere di collega è pericoloso in modo subdolo, perché ti fa lavorare il doppio e avere la metà della soddisfazione e dei risultati. Non puoi andare a dire al capo che non è colpa tua, perché sarebbe da meschini fare la spia o, peggio ancora, passeresti per quella che si lamenta sempre e fa la vittima.

Prendiamo in esame ora il caso B, ovvero l’arrogante bastardo.
Questa tipologia di collega tratta male tutti: colleghi librai, clienti, passanti sfortunati, ma mai, ovviamente, il capo e i vari superiori.
Con il cliente anziano, è particolarmente insofferente e sgradevole, risponde male, senza pazienza e bruscamente, per poi continuare ad insultare il malcapitato dietro le spalle a voce abbastanza alta perché tu lo senta, ma mai così tanto da farsi percepire dal cliente. Un codardo, insomma.
Con il cliente, in generale, non ha pazienza né tatto, non cerca i libri e non ha voglia di sbattersi a far nulla, risponde caustico a qualsiasi domanda e lascia la sala con alzate di culo degne di una vera primadonna, anche quando si tratta di un maschio.
Ogni richiesta è al di sotto della soglia di ciò che lui considera alla sua altezza e tutti, a suo confronto, sono lenti, stupidi e schifosi e non lo nasconde.
La sua competenza, ovviamente, è inversamente proporzionale a quanto è invece arrogante e scontroso, rendendolo potenzialmente una mina vagante per la libreria, che se fossi il capo manderesti a casa senza pensarci due volte. Il capo, invece, ovviamente lo stima tantissimo e lo porta ad esempio del perfetto libraio.
Non si spiega davvero il perchè, l’unica spiegazione che mi so dare io è che anche il capo sia un cretino intergalattico e, nel mio caso, è tristemente vero. E’ a sua volta un arrogante pezzo di merda, che piace solo al suo diretto superiore e via così, fino al vertice della piramide, composta di tanti piccoli dementi spacconi e scobutici, che riescono non si sa bene come a farsi considerare insostituibili.

Io non dico di essere perfetta, non lo sono e forse non lo sarò mai, però, porca miseria, mi impegno. Se non altro mi impegno a non strangolare i colleghi.

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