Salvate i bambini

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1 ottobre 2012 di prontiallaresa

Se le mie maledizioni arrivassero a destinazione, sarei responsabile di tanta di quella morte e devastazione da fare di me un’arma di distruzione di massa.

Guardo la pila di libri del concorso a cattedre, ben ordinata, quando la mattina era cominciata, i testi in quantità organizzati per titolo, divisi per editore, tutti raggiungibili sulla pedana, e li guardo cinque minuti dopo: impilati storti, mescolati con meticolosa stronzaggine, buttati a terra, ammassati sulla pedana a fianco con un pattern distributivo caotico perfettamente Gaussiano.

E la prima cosa che mi viene alle labbra è un cordiale “muori”.

La seconda è, come ho già detto, che spero questi insegnanti, maleducati, privi di rispetto per gli altri e lenti a capire, non abbiano mai successo al concorsone. Cosa insegnerai mai a dei ragazzi, tu che sei privo di quel senso minimo di educazione e civiltà che ti farebbe rispettare il lavoro altrui?

Vedervi poi, miei cari prof, sfogliare il manuale per la prova preselettiva di competenze informatiche e leggere ad alta voce i quiz, fa venir voglia di prendervi a calci fino a mettervi, per la prima volta in vita vostra, davanti a un computer.
Ma sta massa di stronzi, che cacchio si compra l’ iPhone 5 se poi non sa nemmeno aprire il menu di un computer? Il massimo che potete insegnare ai vostri studenti è giocare ad Angry Birds e mandare mail di catena sputtanando gli indirizzi di tutti i tuoi conoscenti.

Poi ci sono le mamme e i papà.

Dall’altra parte della libreria, mentre tu cerchi di lavorare, mamma e papà si guardano l’ultimo giallo svedese o chiacchierano fuori dalla porta o, magari, sono al bar accanto, seduti ai tavolini, che si prendono l’aperitivo, li vedi dalla vetrina.

Non ci sarebbe nessun problema, se non fosse che i loro cazzo di figli invece te li sciroppi tu. Bambini di ogni età e altezza che corrono avanti e indietro, scambiando la libreria per il giardinetto, abbattendo pile di libri ed espositori, sbattendo in terra l’oggettistica, giocando a girarti tutti i libri in pedana, tirandosi gli elastici, strappando le pagine per farci aeroplanini e via di simili amenità.

Poi magari capita che tuo figlio, correndo come un indemoniato, sbatta la testa o cada e tu arrivi, dieci minuti dopo, e dai la colpa a me, naturalmente.
Io mi sorbisco gli strilli, i pianti, le urla belluine della tua prole, il tuo neonato che piange e tu che lo ignori, perché il pediatra ti ha detto che ogni tanto bisogna lasciare che pianga senza intervenire. E mi sembra chiaro e logico che il momento per diventar pedagoghi sia proprio quando sei nella mia libreria, ovviamente.
Così io ho questa creaturina urlante e rossa in faccia che mi ulula nelle orecchie mentre tento di capire il titolo del testo universitario da ordinare al telefono con un cliente. Oh, un divertimento gente, che non vi potete nemmeno immaginare!

E a quel punto, non potendo fare granché se non sopportare, un mantra di maledizioni mormorate si fa strada tra le mie labbra, fino a diventare un modo di scaricare il desiderio di farvi fisicamente del male, a voi, i vostri figli, i vostri amici e chiunque mi capiti a tiro.

Tra questi genitori e questi insegnanti, mi chiedo, che generazione verrà su?

 

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