A Natale siamo tutti più stronzi.

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7 dicembre 2012 di prontiallaresa

Un grande grazie alla cliente che ieri, invece di chiedere a me, nel reparto apposito, il libro che voleva, è andata dai miei capi a dire “Ho chiesto alla ragazza, ma non è riuscita a trovarlo!”
Grazie, davvero.
Tre minuti dopo il capo mi chiama e mi chiede di portargli un libro. Io, ignara di tutto, lo faccio senza problemi e lui mi apostrofa: “Non te l’ hanno chiesto?”

Io, sempre ignara, penso “Sarà uno di quei libri presentati a questa o quella trasmissione, il capo mi sta chiedendo se ci son state richieste in proposito?

“No,” rispondo, “non me lo hanno chiesto. Ne metto in ordine qualche copia?”

Il capo, con a fianco l’altro capo, mi guarda con aria che non riesco a decifrare. Sembra perplesso, mi dico, oppure sta avendo una colica.

Vado via, devo tornare al mio settore che è rimasto scoperto.
Mi sento richiamare da Capo 2 “Vieni qui, tu, dove scappi!”
Scappare? Scusa tanto se sto lavorando, non sia mai.
“Dimmi, cosa sta succedendo?” gli chiedo, perché sto iniziando a sentire che nell’aria c’è qualcosa di strano.

“Perché non hai trovato il libro?!” mi chiede Capo 2, imperioso.

Io sono basita. “Come non l’ho trovato? Ve l’ho appena portato giù.”
“Perché non lo hai trovato, eh?” tuona di nuovo lui.
Comincio a pensare che l’Alzheimer possa colpire così, all’improvviso, e che Capo2 e Capo1 ne siano rimaste vittime inconsapevoli.
“Ma-come-non-l’ho-trovato-lo-aveva-in-mano-Capo1-tre-secondi-fa!” scandisco bene le parole questa volta, si sa mai…

“La signora ha detto che è venuta da te e che TU non sei riuscita a trovarlo!”

Siccome non sono nata ieri, nè libraia da ieri, metto insieme i pezzi e capisco finalmente cosa sta succedendo.

Velocemente, siccome non ho tempo da perdere con queste stronzate e, a differenza di altri, ho da lavorare, (sei casse di libri da mettere via, un intero piano da gestire, clienti che vogliono essere serviti, insomma, mi piacerebbe star qui a parlare, eh, ma avrei qualche impegno) spiego ad entrambi che no, nessuna signora è venuta su a chiedermi quel libro e che, no, non avrei avuto problemi a trovarlo, dato che era in bella vista, di faccia sullo scaffale.
Sì, sono proprio sicura, nessuno me lo ha chiesto, no, ripeto, nessuno nessuno, in tutta la giornata, e, no, non soffro di perdita di memoria a breve termine.

Torno al mio lavoro, un po’ scocciata, francamente, per tutta la faccenda, soprattutto irritata con la cliente e un po’ con entrmbi i simpatici capi, che ovviamente, lo capisco subito, credono prima a lei che a me, because that’s how it works.

Ma la ciliegina sulla torta arriva venti minuti dopo, quando Capo1 arriva da me e fa “Coraggio, dai…”

Io lo guardo perpelessa. Dev’essere il tema della giornata.
“Perché coraggio?”
“Per prima… stai tranquilla, eh?”
“Io son tranquillissima.”
“Ma su… Dimmi la verità…” Assume aria simpatetica e cospirativa, come dire, resti tra noi.

Io a quel punto non ci vedo più dall’incazzatura e gli rispondo: “Senti Capo1, la verità te l’ho già detta, alla prima volta. Io le cazzate non le dico, sia ben chiaro. So benissimo che Capo2 non mi crede, perché so come ragiona, e a quanto pare non mi credi nemmeno tu. Non posso farci niente, ma io, stai pur sicuro, cazzte non ne dico.”

E’ meraviglioso sapere che i vertici della tua azienda si fidano così implicitamente di te e della tua professionalità, nevvero?

E, grazie davvero a lei, signora, spero passi un ottimo Natale, sapendo che ora il mio capo continua a pensare che io dica balle e soprattutto, evidentemente, che sia una demente che non trova i libri per i clienti, ma li trova tre minuti dopo quando è da sola e che dice balle per coprirsi.

Spero, vivamente, che sotto l’albero lei trovi l’amante di suo marito o, magari, una multa  da qualche migliaio di euro. Anzi, facciamo così, spero che tutti, per Natale, le regalino lo stesso libro per il quale lei mi ha rovinato la giornata e messo a repentaglio il lavoro e che in ognuno di quei libri, come dedica, ci sia scritto “Sei una brutta merda” sulla prima pagina, va bene?

 

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